
di Rino Giacalone il 22 maggio 2013. L'analisi
Una giornata d’estate. Viene quasi
voglia di andare in spiaggia e farsi una bella nuotata nell’azzurro del mare
delle Egadi, la più grande riserva marina del Mediterraneo. A Favignana, l’isola
più grande dell’arcipelago, dove ci sono anche le suggestive Levanzo e
Marettimo, c’è il sole che illumina la bellezza del posto, basta poco perché qui
sia estate anche quando la bella stagione non è ancora, da calendario,
ufficialmente arrivata. Basta cercare e la bellezza di questa terra la trovi, la
assapori, la vivi e la condividi con gli altri. Oggi qui a questa bellezza se ne
è aggiunta un’altra, quella delle idee, dell’impegno…quello fatto con la
conoscenza che è responsabilità, come spesso ricorda don Luigi Ciotti. E’ un
sole che bacia Favignana in un giorno particolare, è il giorno in cui viene
conferita, nelle forme ufficiali, con una seduta straordinaria del Consiglio
comunale, la cittadinanza onoraria all’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano. Il
sindaco Lucio Antinoro ha fatto propria la proposta del giovane consigliere
comunale Michele Rallo, ancora voci che si sono alzate per dire “no alle mafie”,
a quella “mafia” che ha sporcato la bellezza di questa terra insaguinandola e
alla fine inquinandola nei suoi settori vitali . La mafia che non spara più, che
è sommersa, quella che è nelle mani del latitante Matteo Messina Denaro, si
nasconde in questa parte di Sicilia: qui oggi le intimidazioni arrivano in nome
della legge e colpiscono chi insiste nel riconoscere un solo potere, quello
dello Stato libero e democratico, chi vuole combattere mafie ed ingiustizie,
malapolitica, corruzione, connivenza; nei confronti di questi spesso scatta la
tecnica dell’isolamento, della delegittimazione, fa scandalo un giornalista che
frequenta un inquirente o un investigatore e non invece un sindaco che stringe
la mano all’imprenditore mafioso, o un sindaco condannato resta tranquillamente
a fare il sindaco, un impresentabile per causa di giustizia si presenta e viene
eletto, anzi trascina il popolo dietro di se, e Matteo Messina Denaro, con la
sua latitanza, la sua violenza stragista non è per qualcuno il primo dei
problemi. La mafia che non spara, la mafia sommersa, un giorno del 2002 si
presentò a Trapani nell’ufficio del prefetto, Fulvio Sodano. Voleva convincerlo
a vendere un bene confiscato a Cosa nostra, un impianto di calcestruzzi, la
Calcestruzzi Ericina. Favignana c’entra con la Calcestruzzi Ericina, perché
quando questa impresa era nelle mani del capo mafia Vincenzo Virga, venne qui
sull’isola a collocare una sua struttura, era il tempo in cui si cominciava a
costruire una galleria, uno degli appalti pilotati della mafia, l’aggiudicazione
fu decisa dal boss Giovanni Brusca, il completamento dall’imprenditore
valdericino Tommaso Coppola, a tavolino fu studiato come affidarla all’impresa
Morici, l’imprenditore che in giro andava dicendo di essere un “protetto” del
senatore Antonio D’Alì. Il politico che al prefetto Sodano, pensando di
sbeffeggiarlo, dava del “favoreggiatore” delle imprese confiscate . Quel
prefetto invece per tempo aveva compreso con chi doveva avere a che fare e
soprattutto che c’erano i mafiosi che volevano aggredire i beni confiscati. Nel
2002 li denunciò, nel frattempo proseguì con più intensità un lavoro che aveva
cominciato e che era quello di affidare i beni confiscati alla gestione della
società civile, restituendo ai cittadini onesti il maltolto, togliendo quei beni
ai mafiosi e ai loro familiari che pur essendone stati spossessati riuscivano
ancora a tenerli come propri.
La mafia non gradiva il prefetto Sodano e si augurava che venisse presto cacciato via da Trapani. Gli investigatori della Squadra Mobile, all’epoca diretti da Giuseppe Linares, intercettarono quei mafiosi che parlavano di un trasferimento imminente del prefetto Sodano, volevano che Sodano presto andasse via. Il Governo Berlusconi, il ministro dell’Interno Pisanu, fecero il resto…non si sa se davvero fu la voce dei mafiosi ad entrare al Viminale e a Palazzo Chigi, ma Fulvio Sodano improvvisamente nel luglio del 2003 fu trasferito ad Agrigento. Il suo ultimo atto però fu quello di mettere attorno ad uno stesso tavolo amministratori di beni confiscati, Comuni, associazioni, a cominciare da Libera, perché nessuno potesse più tornare indietro sul riuso dei beni confiscati. Prima di andare via aveva preso le chiavi della casa dove continuavano ad abitare i familiari del boss Virga, sebbene da anni la palazzina era confiscata. Ci salutò dicendoci che “lui andava via proprio per l’oggetto di quella riunione”. Poco tempo dopo, quando era ancora prefetto ad Agrigento, rese un interrogatorio alla Dda parlando del suo lavoro a Trapani e del senatore D’Alì che da sottosegretario all’Interno si comportava con lui quasi che quel prefetto rappresentando lo Stato era un suo nemico. Adesso è in pensione Fulvio Sodano, inchiodato su una sedia da una grave malattia, ha perduto i movimenti, non parla, si nutre con le flebo, ma continua a parlare con gli occhi che leggono la tastiera di un particolare computer e riesce a scrivere tutti i suoi pensieri.
“Provate a immaginare a dover vivere in un paese in cui si è privati della libertà e dei diritti legittimi, io non ci sono riuscito… “ scrive oggi il prefetto Sodano riassumendo quegli anni a Trapani . “La vicenda dei lavori al porto di Trapani fu il giro di boa del prefetto Sodano, la via di non ritorno, tanti e grandi erano gli interessi – ricorda il consigliere comunale Michele Rallo – Dall’inchiesta “Mafia e appalti” furono tanti gli imprenditori, uomini delle istituzioni e politici finiti in manette per aver favorito o posseduto imprese in realtà nelle mani della mafia. Fatti che risalgono al 2005, ma che ancora oggi hanno una loro attualità, vedasi la recente operazione del 9 aprile, dove sono stati sequestrati beni per 30 milioni di euro (all’imprenditore Morici ndr). Vorrei evidenziare che si tratta dello stesso appalto di allora, degli stessi lavori del porto di Trapani. Sembra quasi che in questa terra nulla cambi, nulla si muova”. “Ho esaminato le mie battaglie non facili – aggiunge nel suo scritto il prefetto Fulvio Sodano – ma alle quali ho sempre creduto nella consapevolezza che la logica dell’uomo di Stato è spesso terreno di scontro contro la sopraffazione della dittatura mafiosa, ma io avevo giurato fedeltà allo Stato, ai principi di democrazia, giustizia e legalità e solo a quelli dovevo ispirare le mie regole di comportamento umano e la mia attività lavorativa e mai avrei dovuto subordinarla ad interessi di parte o limitarne il campo di azione. Ho analizzato le batoste subite, l’isolamento nei momenti critici da parte di chi per logica di potere non mi ha supportato e fu allora che compresi che lo Stato non sempre stava dalla parte dello Stato, ed ancora il rammarico per le tante cose importanti che non ho potuto realizzare ma anche i buoni risultati raggiunti per il successo della equità sociale e per il rispetto della dignità , grazie sopratutto all’ottima collaborazione di chi ha voluto rischiare condividendo le mie idee, scegliendo percorsi impopolari e scomodi”. “La concessione della cittadinanza onoraria al Prefetto Sodano, il prefetto del popolo – conclude Michele Rallo – vuole ricordare la costanza e il coraggio di quest’uomo, perché sia d’esempio per le generazioni future. Il suo ricordo, le sue parole possano essere come vento, toccare gli animi di tutte le genti di questa terra”. “Questo ambito riconoscimento – conclude così la lettera il prefetto Sodano – per me è motivo di riconoscenza e orgoglio, urlo, con la forza della voce del cuore e non più ahimè della parola, che oggi possiamo ben gioire perché la strada per proclamare il lutto della mafia è già aperta, potremo godere nel vedere arresi e umiliati e sconfitti, almeno sino a quando non si ravvedranno sinceramente, i potenti di una volta”.
Al prefetto Sodano da quando è andato via da Trapani a riconoscimento del suo impegno sono state conferite le cittadinanze onorarie di Erice, Marsala e adesso Favignana. Libera ha chiesto che la cittadinanza onoraria gli venga conferita anche dal Comune di Castelvetrano, ancora nessuna decisione. A Trapani invece la proposta ha incontrato un rifiuto prima e un rinvio oggi. Disse “no” nel 2005 il sindaco dell’epoca, Girolamo Fazio, ha rinviato all’adozione di un regolamento il sindaco di oggi, Vito Damiano. Il regolamento adesso c’è ma una volta adottato il primo cittadino si è subito ricordato di altri, del patron del Trapani Calcio, l’armatore Vittorio Morace, per premiarlo dopo la promozione in serie B della squadra. Fazio invece preferì dare la cittadinanza onoraria a due giornalisti che facendo le cronache delle gare di Coppa America, disputatesi a Trapani nel 2005, parlarono bene degli “arancini” che qui loro poterono gustare, avendo come scenario i lavori al porto controllati da quella mafia che Sodano invece aveva cacciato via dalla porta principale del suo ufficio e che poi nelle stanze del potere riuscì a rientrare dalle finestre…aperte sul mare.
La mafia non gradiva il prefetto Sodano e si augurava che venisse presto cacciato via da Trapani. Gli investigatori della Squadra Mobile, all’epoca diretti da Giuseppe Linares, intercettarono quei mafiosi che parlavano di un trasferimento imminente del prefetto Sodano, volevano che Sodano presto andasse via. Il Governo Berlusconi, il ministro dell’Interno Pisanu, fecero il resto…non si sa se davvero fu la voce dei mafiosi ad entrare al Viminale e a Palazzo Chigi, ma Fulvio Sodano improvvisamente nel luglio del 2003 fu trasferito ad Agrigento. Il suo ultimo atto però fu quello di mettere attorno ad uno stesso tavolo amministratori di beni confiscati, Comuni, associazioni, a cominciare da Libera, perché nessuno potesse più tornare indietro sul riuso dei beni confiscati. Prima di andare via aveva preso le chiavi della casa dove continuavano ad abitare i familiari del boss Virga, sebbene da anni la palazzina era confiscata. Ci salutò dicendoci che “lui andava via proprio per l’oggetto di quella riunione”. Poco tempo dopo, quando era ancora prefetto ad Agrigento, rese un interrogatorio alla Dda parlando del suo lavoro a Trapani e del senatore D’Alì che da sottosegretario all’Interno si comportava con lui quasi che quel prefetto rappresentando lo Stato era un suo nemico. Adesso è in pensione Fulvio Sodano, inchiodato su una sedia da una grave malattia, ha perduto i movimenti, non parla, si nutre con le flebo, ma continua a parlare con gli occhi che leggono la tastiera di un particolare computer e riesce a scrivere tutti i suoi pensieri.
“Provate a immaginare a dover vivere in un paese in cui si è privati della libertà e dei diritti legittimi, io non ci sono riuscito… “ scrive oggi il prefetto Sodano riassumendo quegli anni a Trapani . “La vicenda dei lavori al porto di Trapani fu il giro di boa del prefetto Sodano, la via di non ritorno, tanti e grandi erano gli interessi – ricorda il consigliere comunale Michele Rallo – Dall’inchiesta “Mafia e appalti” furono tanti gli imprenditori, uomini delle istituzioni e politici finiti in manette per aver favorito o posseduto imprese in realtà nelle mani della mafia. Fatti che risalgono al 2005, ma che ancora oggi hanno una loro attualità, vedasi la recente operazione del 9 aprile, dove sono stati sequestrati beni per 30 milioni di euro (all’imprenditore Morici ndr). Vorrei evidenziare che si tratta dello stesso appalto di allora, degli stessi lavori del porto di Trapani. Sembra quasi che in questa terra nulla cambi, nulla si muova”. “Ho esaminato le mie battaglie non facili – aggiunge nel suo scritto il prefetto Fulvio Sodano – ma alle quali ho sempre creduto nella consapevolezza che la logica dell’uomo di Stato è spesso terreno di scontro contro la sopraffazione della dittatura mafiosa, ma io avevo giurato fedeltà allo Stato, ai principi di democrazia, giustizia e legalità e solo a quelli dovevo ispirare le mie regole di comportamento umano e la mia attività lavorativa e mai avrei dovuto subordinarla ad interessi di parte o limitarne il campo di azione. Ho analizzato le batoste subite, l’isolamento nei momenti critici da parte di chi per logica di potere non mi ha supportato e fu allora che compresi che lo Stato non sempre stava dalla parte dello Stato, ed ancora il rammarico per le tante cose importanti che non ho potuto realizzare ma anche i buoni risultati raggiunti per il successo della equità sociale e per il rispetto della dignità , grazie sopratutto all’ottima collaborazione di chi ha voluto rischiare condividendo le mie idee, scegliendo percorsi impopolari e scomodi”. “La concessione della cittadinanza onoraria al Prefetto Sodano, il prefetto del popolo – conclude Michele Rallo – vuole ricordare la costanza e il coraggio di quest’uomo, perché sia d’esempio per le generazioni future. Il suo ricordo, le sue parole possano essere come vento, toccare gli animi di tutte le genti di questa terra”. “Questo ambito riconoscimento – conclude così la lettera il prefetto Sodano – per me è motivo di riconoscenza e orgoglio, urlo, con la forza della voce del cuore e non più ahimè della parola, che oggi possiamo ben gioire perché la strada per proclamare il lutto della mafia è già aperta, potremo godere nel vedere arresi e umiliati e sconfitti, almeno sino a quando non si ravvedranno sinceramente, i potenti di una volta”.
Al prefetto Sodano da quando è andato via da Trapani a riconoscimento del suo impegno sono state conferite le cittadinanze onorarie di Erice, Marsala e adesso Favignana. Libera ha chiesto che la cittadinanza onoraria gli venga conferita anche dal Comune di Castelvetrano, ancora nessuna decisione. A Trapani invece la proposta ha incontrato un rifiuto prima e un rinvio oggi. Disse “no” nel 2005 il sindaco dell’epoca, Girolamo Fazio, ha rinviato all’adozione di un regolamento il sindaco di oggi, Vito Damiano. Il regolamento adesso c’è ma una volta adottato il primo cittadino si è subito ricordato di altri, del patron del Trapani Calcio, l’armatore Vittorio Morace, per premiarlo dopo la promozione in serie B della squadra. Fazio invece preferì dare la cittadinanza onoraria a due giornalisti che facendo le cronache delle gare di Coppa America, disputatesi a Trapani nel 2005, parlarono bene degli “arancini” che qui loro poterono gustare, avendo come scenario i lavori al porto controllati da quella mafia che Sodano invece aveva cacciato via dalla porta principale del suo ufficio e che poi nelle stanze del potere riuscì a rientrare dalle finestre…aperte sul mare.
Soddisfazione di Legambiente: “un
evento unico in Italia ed eccezionale nel
Mediterraneo”
Soddisfazione di Legambiente per il
ritorno nei mari italiani della foca monaca, una delle specie a maggior rischio
di estinzione nel Mediterraneo.
“Siamo davvero contenti di apprendere
questa grande notizia - dichiara il responsabile mare dell’associazione
ambientalista Sebastiano Venneri - la presenza della foca monaca alle Egadi è un
evento unico in Italia e assolutamente eccezionale per tutto il
Mediterraneo.
Una presenza - continua Venneri - che
testimonia l’ottimo lavoro svolto dall’Area marina protetta in questi ultimi
anni e dimostra come, con una corretta e attenta gestione del territorio, sia
possibile far convivere la qualità ambientale ed elementi di grande naturalità
con il turismo, la nautica da diporto e un’attività di pesca sostenibile
importante qual è quella condotta nel mare delle
Egadi”.
La notizia della presenza della foca
monaca alle Egadi arriva da uno studio dell’Ispra, condotto con l’ente gestore
dell’area marina protetta, di cui sono stati presentati oggi i risultati al
ministero dell’Ambiente. I ricercatori nel corso di un monitoraggio negli ultimi
due anni hanno scoperto e studiato una femmina adulta che ha scelto come rifugio
una grotta sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di
Trapani.
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Mentre mi accingevo a esprimere con
l’obbligatorietà della sintesi questa mia riflessione, nel rivedere il mio percorso umano di presa di
coscienza delle cose vere della vita, ho anche analizzato il mio cammino di
approfondimento della mia relazione con lo Stato, ho esaminato le mie battaglie
non facili ma alle quali ho sempre creduto nella consapevolezza che la logica
dell’uomo di Stato è spesso terreno di scontro contro la sopraffazione della
dittatura mafiosa, ma io avevo giurato fedeltà allo Stato, ai principi di
democrazia, giustizia e legalità e solo a quelli dovevo ispirare le mie regole
di comportamento umano e la mia attività lavorativa e mai avrei dovuto
subordinarla ad interessi di parte o limitarne il campo di azione.
Ho analizzato le batoste subite,
l’isolamento nei momenti critici da parte di chi per logica di potere non mi ha
supportato e fu allora che compresi che lo Stato non sempre stava dalla parte
dello Stato, ed ancora il rammarico per le tante cose importanti che non ho
potuto realizzare ma anche i buoni risultati raggiunti per il successo della
equità sociale e per il rispetto della
dignità , grazie sopratutto all’ottima collaborazione di chi ha voluto rischiare
condividendo le mie idee, scegliendo percorsi impopolari e scomodi.
E a costoro che dedico questo ambito
riconoscimento odierno che per me è motivo di riconoscenza e orgoglio e ai
quali urlo, con la forza della voce del cuore e non più ahimè della parola, che
oggi possiamo ben gioire perché la
strada per proclamare il lutto della mafia
è già aperta, potremo godere nel vedere arresi e umiliati e sconfitti,
almeno sino a quando non si ravvederanno sinceramente, i potenti di una volta.
Questo odierno è soprattutto il
riconoscimento ai tanti che credendoci con perseveranza e determinazione, hanno
messo in moto la loro testimonianza energica e generosa, generando un’eco
assordante nel tempo, il riconoscimento all’impegno entusiasmante di moltissimi
giovani di buon senso che hanno valorizzato ed amplificato con il sistema “del
passa parola” il mio piccolo esempio, istituendo una rete di alleanza, una nuova identità
secondo regole di uno Stato civile e democratico, un patto etico-morale
e culturale e, creando nuove coscienze orientate al rispetto della natura umana,
hanno sferzato un’azione punitiva nei confronti della malavita organizzata. Io
ho semplicemente fatto il mio dovere.
Provate a immaginare a dover vivere
in un Paese in cui si è privati della libertà e dei diritti legittimi, io non
ci sono riuscito….
Se credi in quello che fai, se
unisci la passione ai sogni è possibile che si avverino.
Così ho sentito di interpretare la
mia vita, pur sbagliando ma sempre proiettata alla realizzazione dei miei
ideali a cui mai vorrei rinunciare costi la mia vita. Non so se ci sono riuscito
ma ci ho creduto.
Un grazie di cuore al Signor
Sindaco, a chi è stato artefice di questa iniziativa e a tutti coloro che hanno
collaborato e a quanti, anche a distanza mi stanno vicini. Sono onorato di
essere vostro concittadino. Vi abbraccio tutti.
Fulvio Sodano
Moria dei delfini: un’incredibile e pasticciata petizione
su internet che tira in ballo Legambiente
Sta circolando su internet e sui social
network una petizione, ospitata da Firmiamo.it e realizzata dal signor Alessandro Righi, piena
di inesattezze alcune delle quali abbiamo segnalato agli estensori con il
seguente post:
Vi invitiamo a correggere quanto scritto
nella petizione “Isola d'Elba - Salviamo delfini e
mare - Save dolphins and sea” creata da Alessandro
Righi: «(…) Lega Ambiente (responsabile del rilascio
delle ‘bandiere blu’ per la purezza delle acque) perché smettano di dire che la
morte dei delfini è dovuta a “polmonite aspecifica”»
Legambiente (non come erroneamente scritto
Lega Ambiente), non è affatto "responsabile del rilascio delle ‘bandiere
blu’ per la purezza delle acque, "Bandiere Blu"" che invece sono
rilasciate da un'altra associazione: la FEE- Foundation for Environmental
Education, con modalità criticate da Legambiente.
Inoltre, Legambiente, (che nel testo in inglese viene addirittura cialtronescamente definita dal signor Ridi "pseudo ambientalist association") non ha mai direttamente attribuito
la morte delle stenelle alla “polmonite
aspecifica”.
Umberto Mazzantini, responsabile Mare
Legambiente Toscana e responsabile nazionale Isole minori del Cigno Verde,
sottolinea: «E’ anche davvero incredibile che in qualche modo si citi tra i
possibili difensori e complici degli “assassini del mare” l’Associazione che
nell’Arcipelago Toscano e in Toscana si è battuta di più contro il passaggio
sotto costa e nelle aree marine protette delle navi da crociera, che da 20 anni
denuncia, anche con circostanziati dossier,
la carenza di depurazione e che più di ogni altro si è battuta contro lo
sversamento di acque di lavaggio delle navi e di altre sostanze in mare».
Ecco il testo della petizione:
Le pure acque blu del Canale di Piombino
all’Elba stanno molto rapidamente virando ad una tossica ed altamente batterica
schiuma marrone galleggiante, per decine di miglia marine, nell’ultimo anno, in
uno dei più magici e begli angoli marini del mondo!
150 delfini ‘Stenella’ sono morti solo negli
ultimi 5 mesi dopo essersi spiaggiati!
Firma subito questa petizione, al Ministero
per l’Ambiente, l’Autorità del Parco arcipelago Toscano, Lega Ambiente (responsabile
del rilascio delle ‘bandiere blu’ per la purezza delle acque) perché smettano
di
dire che la morte dei delfini è dovuta a ‘polmonite aspecifica’ e perché la Magistratura indaghi per individuare eventuali responsabilità!
dire che la morte dei delfini è dovuta a ‘polmonite aspecifica’ e perché la Magistratura indaghi per individuare eventuali responsabilità!
Nell’ultimo anno si ha una crescita
esponenziale di crociere sottocosta, anche e soprattutto per grosse navi, come
il vergognoso ed atroce naufragio della nave ‘Concordia’ della Costa Crociere
ci ricorda.
Chiediamo giustizia per i delfini, fermiamo
la distruzione commerciale del mare, per un intervento immediato di trattamento
delle acque marine inquinate, e la creazione immediata di una unità di crisi
permanente, oltre
all’istituzione di stabili e costanti unità di controllo anche a bordo di tutte le navi che hanno l’esclusiva
dei traffici, per monitorare il rilascio di liquidi in mare!
all’istituzione di stabili e costanti unità di controllo anche a bordo di tutte le navi che hanno l’esclusiva
dei traffici, per monitorare il rilascio di liquidi in mare!
Individuiamo e Fermiamo gli assassini del
mare!
Elba Island Piombino Channel pure blue waters are very quickly turning
to brown highly bacteric floating foam, for several tenths of square marine
miles, in the last year, in one of the more beautiful sea corners in the world!
150
‘stenella' dolphins are dead got beached in gthe last 5 months!
Sign
immediately this petition to Public authorities, Italian Ambient Ministry, The
Tuscany Archipel Parc Authority, the ARPAT (Public Agency in Tuscany for the
Ambient Protection), Lega Ambiente (pseudo ambientalist association that assign
'blue flags' for pure water touristic sea sites) for stop saying that the
dolphin's death is caused by an aspecific pneumonia and for serious legal
investigations!
investigations!
In
the last year we have exponential growth of inshore cruises, even for bigger
passengers ships, like shameful and atrocious Costa Crociere 'Concordia Ship'
wreck reminds us.
Justice
for the dolphins, stop the commercial destruction of the seas, for an immediate
anti-pollution treatement of the sea waters in Tuscany and create a permanent
crisis unit to solve the problem, in addition to the institution of a stable
and constant popular and ambientalist control units even on board to monitor
the exhaust liquid releases at sea!
Unmask,
identify and Stop the seas killer!
Domenica 5 maggio
Giornata di volontariato ambientale
Appuntamento al porto di Levanzo alle ore 10.00
Trekking sino a Cala del Genovese
(circa 1 ora)
Pulizia della scogliera dai rifiuti (guanti e sacchi forniti dall’organizzazione)
Visita guidata alla Grotta del Genovese
(la visita sarà gentilmente
offerta da Irma e Natale Castiglione)
Info :
Partenza da Trapani h 8,15 (Siremar) 7,30/9,20 (Ustica Lines)
Partenza da Favignana h 8,00/9,50
Rientro per Favignana e Trapani 14,50 – 16,40 – 17,40
Partecipazione gratuita
Pranzo a sacco
Per ulteriori info: 329 06 77 623(Michele)
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