Fulvio Sodano all'età di 67 anni ha posto fine alla sua sofferenza fisica, altresì con tanti condivideva un'altro tipo di sofferenza, quella morale.
Fulvio Sodano ci ha lasciato il dovere di continuare, lui che da anni era immobile, inchiodato alla sua poltrona che lo ha stretto e offeso fino a ieri, ci ha dimostrato a noi che stiamo bene, che non abbiamo malanni, che possiamo camminare, scrivere..., parlare…urlare, che per combattere le mafie, combattere le illegalità quotidiane non c’è bisogno di avere l’uso degli arti e della parola, ma basta l’uso della mente, dell’intelligenza, la vivacità degli occhi, l'onestà.
“Ascolta la pianta dei tuoi piedi che calpestano la terra…” (Gandhi) ecco quello che nel nome di Sodano oggi ci resta da…continuare a fare. Calpestare questa terra percorrendola in ogni dove e raccontare quello che c'è di bello e combattere il brutto che vediamo. Sodano questo ha fatto. Fin quanto ha potuto ha calpestato la terra sulla quale ha vissuto, lui che da giovane amava lo sport, il rugby, ha saputo continuare a lottare anche quando è rimasto schiacciato su quella poltrona, ha continuato a vedere e a farci vedere la bellezza di questi nostri luoghi e ha scelto di non fermarsi mai dal ripulirla di quello che di sporco c’era, anche dentro quei palazzi dove dovrebbero abitare la fedeltà e il rispetto verso le Istituzioni. Non dobbiamo fare altro che questo e ci accorgeremo che Sodano non è mai morto, è vivo. Vivo nei nostri ricordi, nelle nostre azioni.
Provate a immaginare a dover vivere in un paese in cui si è privati della libertà e dei diritti legittimi, io non ci sono riuscito.
Se credi in quello che fai, se unisci la passione ai sogni è possibile che si avverino.
Così ho sentito di interpretare la mia vita, pur sbagliando ma sempre proiettata alla realizzazione dei miei ideali a cui mai vorrei rinunciare costi la mia vita.
Non so se ci sono riuscito ma ci ho creduto.
Grazie Prefetto Sodano
Fulvio Sodano ci ha lasciato il dovere di continuare, lui che da anni era immobile, inchiodato alla sua poltrona che lo ha stretto e offeso fino a ieri, ci ha dimostrato a noi che stiamo bene, che non abbiamo malanni, che possiamo camminare, scrivere..., parlare…urlare, che per combattere le mafie, combattere le illegalità quotidiane non c’è bisogno di avere l’uso degli arti e della parola, ma basta l’uso della mente, dell’intelligenza, la vivacità degli occhi, l'onestà.
“Ascolta la pianta dei tuoi piedi che calpestano la terra…” (Gandhi) ecco quello che nel nome di Sodano oggi ci resta da…continuare a fare. Calpestare questa terra percorrendola in ogni dove e raccontare quello che c'è di bello e combattere il brutto che vediamo. Sodano questo ha fatto. Fin quanto ha potuto ha calpestato la terra sulla quale ha vissuto, lui che da giovane amava lo sport, il rugby, ha saputo continuare a lottare anche quando è rimasto schiacciato su quella poltrona, ha continuato a vedere e a farci vedere la bellezza di questi nostri luoghi e ha scelto di non fermarsi mai dal ripulirla di quello che di sporco c’era, anche dentro quei palazzi dove dovrebbero abitare la fedeltà e il rispetto verso le Istituzioni. Non dobbiamo fare altro che questo e ci accorgeremo che Sodano non è mai morto, è vivo. Vivo nei nostri ricordi, nelle nostre azioni.
Provate a immaginare a dover vivere in un paese in cui si è privati della libertà e dei diritti legittimi, io non ci sono riuscito.
Se credi in quello che fai, se unisci la passione ai sogni è possibile che si avverino.
Così ho sentito di interpretare la mia vita, pur sbagliando ma sempre proiettata alla realizzazione dei miei ideali a cui mai vorrei rinunciare costi la mia vita.
Non so se ci sono riuscito ma ci ho creduto.
Grazie Prefetto Sodano

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